domenica 2 giugno 2013

Ho sognato una parata per la Festa della Repubblica



Ho sognato una parata diversa.
Squadroni di maestre e maestri, bambini, infermieri e volontari della sanità con le ambulanze, angeli e corpi di volontariato sociale... impegno per gli homeless, integrazione... pagliacci da ospedale... reparti di metalmeccanici, muratori, stradini... Majorettes e sportivi della domenica, con le loro tute colorate. Mamme e una compagnia di donne incinte... poi quelle schierate con i mezzi pesanti: carrozzine e passeggini. Le nonne coi carrelli della spesa (andavano dritti, ma era un sogno). Le fanfare degli studenti di conservatorio. Un reparto di pensionati in bicicletta. Un battaglione di migranti con le carriole colme di pomodori. Un reggimento intero di precari: i call center con le cuffiette e microfono, i postini con le casacche gialle e i loro rombanti mezzi…
Che parata gente!

giovedì 23 maggio 2013

Le carceri italiane e la violazione della Convenzione europea sui diritti dell'Uomo

Un caro amico, una persona buona come il pane, ha ceduto alla disperazione di vedere soffrire senza speranza sua madre, ormai abbandonata dai segni che comunemente riconosciamo come "vita".
La legge lo considera un omicida pericoloso e lo ha rinchiuso in una piccola cella di Canton Mombello (Brescia), insieme a tre slavi, di cui non conosce ovviamente neppure la lingua.
Canton Mombello è tristemente noto alle cronache perché è una delle strutture carcerarie italiane attualmente "funzionanti" in violazione delle convenzioni di diritto internazionale.
La Corte per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha numerose volte ed anche recentemente condannato il sovraffollamento delle carceri italiane con una sentenza depositata a Strasburgo.
Avere un metro quadrato, o poco più, a disposizione per vivere in una cella è considerato «tortura e trattamento inumano e degradante» e viola l'articolo 3 della Convenzione europea sui diritti dell'Uomo.
«La Corte chiede alle autorità di realizzare entro un anno misure che rimedino le violazioni della Convenzione relative al sovraffollamento». Sono trascorsi 3 mesi da questa sentenza (inizio gennaio 2013) ed ancora non  è successo nulla.
In compenso accade che autentici criminali restino a piede libero, rovinando l'Italia nell'inerzia e nell'impotenza della Giustizia (quella con la "G" maiuscola).
Approfondimenti:

Canton Mombello, carcere da tortura
http://www.giornaledibrescia.it/in-citta/canton-mombello-carcere-da-tortura-1.1503543


Il ministro della Giustizia Cancellieri: "Carceri indegne di un Paese civile"
http://www.repubblica.it/politica/2013/05/23/news/cancellieri_carceri_indegne_di_un_paese_civile-59445727/


La posizione della Lega in relazione alla questione carceri:

sabato 6 aprile 2013

Memorie cancellate e ritorno dell’Era Fascista

Il fastoso basamento in stile littorio in piazza Vittoria è ormai pronto ad accogliere la statua dedicata all’Era Fascista che la nostra amministrazione comunale ha, con tanta determinazione, voluto riedificare.

La balaustra che contorna la piscina sottostante è, a mio parere, ancor più brutta ed architettonicamente arbitraria di quella di epoca fascista. Non credevo si potesse fare di peggio, ma l’impegno, pur nella penuria di fondi, non è evidentemente mancato.

A chi si opponeva è stato obiettato che il rifiuto dei simboli fascisti avrebbe dovuto coerentemente comportare, ad esempio, la demolizione dell’EUR. Un conto è però far pace con ciò che resta ed un altro il restaurare ciò che la storia ed il tempo hanno condannato.

Ricordo che questa operazione non consiste in un semplice riposizionamento.
La statua dell’impettito omaccione che i Bresciani chiamarono subito Bigio, era in realtà ormai gravemente danneggiata dall’esplosione di cariche di dinamite che ne avevano distrutto una gamba ed un braccio. Questo per comprendere quanto il monumento fosse amato da chi aveva subito violenze o perso persone care sotto l’oppressione del fascismo. Dunque quello che, a quanto pare, vedremo ricollocato, è una statua appositamente ricostruita, inclusa la foglia di fico, posta a ricoprire i genitali marmorei, che in origine erano esposti al pubblico apprezzamento o, se si vuole, al ludibrio popolare.
Tanta costosa premura restauratrice, degna di miglior causa, mi ha fatto rammentare che di ben altre tracce porta testimonianza la città di Brescia

Ricordavo memorie di sangue, di pietra e d’amore nella mia Brescia.
Segni di un recente passato di resistenza e liberazione fissati sui muri della città, dove furono fucilati giovani generosi che morirono per la democrazia e la giustizia. Caduti martiri  affinché tutti e ciascuno fossimo cittadini con diritti e non sudditi ridotti a sollecitare concessioni personali.

Ricordavo in particolare due lapidi che mi avevano colpito da ragazzo. Mi avevano fatto capire che la lotta di liberazione dal fascismo non era stata solo storia di scontri lontani, su nelle valli, ma anche storia di parole stampate e distribuite di nascosto tra persone fidate, di ricatti, di torture, di fucilazioni per strada.

Pensavo di ritrovare queste lastre di marmo dove le ricordavo: si passa e si ripassa tante volte sotto alla medesima finestra e ben raramente si alza lo sguardo a cercar conferma di ciò che conosciamo o a scoprire qualcosa che non sospettavamo.

Così ho trovato un muro vuoto. In via Sostegno c’era una targa in pietra che ricordava i partigiani qui fucilati, contro il muraglione che costeggia la ferrovia, proprio a fianco della chiesa di Santa Maria in Silva.

Ragazzi fucilati senza formalità, a due passi dal centro cittadino, nell’illusione de soffocare il respiro della libertà. C’erano i loro nomi e la data. Resto indignato per questa ingiustificabile scomparsa.
Cercherò i loro nomi e tornerò a scriverli su quel muro.
Il muro in via Sostegno: qui vennero fucilati alcuni partigiani.
La targa che ricordava il loro sacrificio è scomparsa.
Sono andato a cercare un’altra lapide: stava nella ‘fossa dei martiri’ in castello: rimossa.
Anche qui i nomi delle giovani vite soppresse sono scomparsi.
Nel 1999 fu posta una nuova generica targa che riunisce la memoria dei partigiani a quella dei patrioti della rivolta delle Dieci Giornate. Le parole ‘Resistenza’ e  ‘Liberazione’ non compaiono, quasi si avesse timore di rievocarle: più soave suona quel ‘ribelli per amore’ che alle nuove generazioni apparirà forse carico di enigmatiche connotazioni.

Nuova lapide commemorativa del 1999
Lapide in Castello: Fossa dei Martiri

Fuori i nomi:
voglio i nomi di quei ragazzi incisi sui muri e nelle piazze dove sono caduti guardando il cielo.

Li rivoglio al loro posto.



Li voglio in un posto nuovo, meritato dal loro generoso cuore.


Tutti incisi intorno alla balaustra a circondare quel giovane di marmo bianco.

In centro: nel cuore di Brescia, perché i Bresciani non possano dimenticare.



  « El Bigio Sif vo 'l sior Bigio? oho dise, che maniere de müsüraga i pign a chei che pasa, e de ardà töc' con che la bröta cera! Nom culpa no si va mes nǚt en piasa? Sif forse gnec per via de che la foia che va töt el piö mei de la osta fama? Dif pas! Perché a la zent de buna oia, ghe amò töt el de dre del panorama. Certo chi va fat tort a daf la cacia, quand pense che ghè tanc' che stares be mandai en giro con la foia en facia. Sti miga le a 'nrabif, che l'è on'ocada. Quand va ve a tir de chei che pense me, Nient pign; l'è a trop ona cicada. »

« Il Bigio Siete voi il signor Bigio? Oh dico, che maniere di mostrare i pugni a quelli che passano, e di guardare tutti con quella brutta cera! Abbiamo colpa noi se vi hanno messo nudo in piazza? Siete forse irritato per via di quella foglia che vi ha tolto il meglio della vostra fama? Datevi pace! Perché per la gente di buona voglia, c'è ancora tutto il di dietro del panorama. Certo che vi fanno torto a perseguitarvi, quando penso che ce ne sono tanti che starebbero bene mandati in giro con la foglia in faccia. Non stia lì ad arrabbiarsi, che è una sciocchezza. Quando vi vengono a tiro alcuni di quelli che penso io, Niente pugni; è già troppo uno sputo. »

(Rasighì, su "Brixia Fidelis", 1939)

domenica 19 agosto 2012

Credere è una faccenda sporca

Grande quadro di M. Massari, 2007, dal titolo “Stato attuale”. Pannello ispirato a “Il quarto stato” di Pellizza da Volpedo.
Opera esposta nel salone della Casa Di Riposo Don Angelo Colombo di Travagliato (BS)
Ho molti amici che si professano atei. Non solo: si professano ostili a qualsiasi forma religiosa.

Secondo me, tanti di questi amici sono molto vicini a fare concretamente per il prossimo quanto piace al Padre in cui credo. Spesso più vicini di quanto lo siano tanti altri che si professano invece credenti.

Alcuni amici pensano che credere significhi avere un amico immaginario: dimenticano che ci sono amici lontanissimi ed assenti che, non per questo, cessano di essere amici veri.

Credere non significa confidare in qualcuno che faccia quanto ritieni per te conveniente: salute, benessere, serenità, amore, gioia…

Credere non significa confidare in qualcuno che castiga chi ti offende ed abbatte i tuoi nemici.

Credere significa confidare nel Padre che ti ama da sempre ed incondizionatamente, anche e proprio nei momenti in cui ti sembra totalmente insussistente o avverso al più elementare buon senso umano.

Questo affidarsi non è cieco abbandono e passiva indolenza, ma è impegno, lotta e sacrificio generoso: è mettersi al fianco di chi ha donato la vita per la Vita.

Senza sangue, sudore, fango ed ogni immondo umore umano, donato per sollevare dal dolore chi rischia di affondare nella disperazione, non c’è autentico Cristianesimo.

Il Gesù in cui il cristiano crede non è un Dio che fa un nobile e solenne gesto tracciato con le dita nell’aria per sancire: «gli sporchi peccati dell’umanità sono da ora rimessi». È un Figlio d’uomo che prende schiaffi, sputi, frustate e chiodi nella carne fino a morirne. Troppo schifoso per piacere a chi preferirebbe un Dio che con un gesto cancella l’oceano indicibile di dolore creato ogni giorno da ciascuno e dall’umanità intera.

Per questo Gesù scandalizzò, sapendo di scandalizzare, quando proclamò sé stesso pane e vino.

Mangiare carne e bere sangue umano: quale smisurata oscenità può anche solo affiancarsi a questo orrore?

Il cristiano non crede in qualcuno che lo compiace, ma in Qualcuno che lo mette in gioco, sfidandolo a seguirlo sul terreno di incredibili utopie.

Credo che l’uomo non possa essere Uomo se non perseguendo queste incredibili utopie di bene, solidarietà, fratellanza, perdono… che tutte si fondono nella semplice definizione di Amore.

Amore non è però un cuoricino disegnato sulla sabbia o su un vetro appannato, non è un fiore profumato o una stella perduta nella notte.

Amore è prende schiaffi, sputi, frustate e chiodi nella carne fino a morirne; patire ma non risentire.

Non è bello. Molto più pulito ed elegante cavarsela con riti tranquilli e disciplinati, con graziosi salmi edificanti e gesti cerimoniali. Proprio ciò che tanti cristiani si aspettano da una religione che sarebbe, questa sì, vero oppio dei popoli.

Uscendo da Messa ho sentito un padre inveire contro le parole ed il sacerdote che le aveva pronunciate nell’omelia. Parole scandalosamente sporche di lacrime e sangue, vergognosamente schierate dalla parte dei deboli. In sintesi, parole di politica in chiesa! Quale vergogna!

Proprio come le parole e le azioni di quel Gesù che non perdeva mai occasione per scandalizzare con il suo imprevedibile amore scribi e farisei.

martedì 24 luglio 2012

Il mondo non diventerà mai un sogno, ma sono i sognatori che cambiano il mondo


Il mondo non diventerà mai un sogno, ma sono i sognatori che cambiano il mondo.

Questo ho pensato al termine della visione di questo film.
Un'oretta di visione alternativa alla deprimente programmazione televisiva.
Non c'è da divertirsi, ma c'è da pensare.
Il che, di questi giorni, aiuta a vivere.

Credo che Heidemarie Schwermer intenda porre una questione etica fondamentale con l'esempio.
La soluzione non sta nel comportarci tutti come lei, ma nel porsi le stesse domande e nel trovare ciascuno la propria risposta.
Se sentiamo come nostro il suo pensiero, espresso dalle parole "il mondo, così com'è... non riesco a sopportarlo", significa che non intendiamo rassegnarci alla violenza, al soppruso, alla morte.
Questa ribellione e questa lotta è ciò che ci fa realmente umani nel senso vero e pieno del termine.

mercoledì 18 luglio 2012

Brescia attraversata dal biondo e morbido torrente Garza

Sto facendo una ricerca su stampe antiche di Brescia.
Stavo cercando di capire se il poeta latino Catullo avesse realmente scritto
«Brixia, Cygnęa supposita in specula»
visto che nei codici antichi si legge piuttosto "Cycnæ", il che avrebbe un senso compiuto (di Cycno - Cidneo).
Nel PDF  http://www.ccdc.it/UpLoadDocumenti/Brescia-Catullo.pdf
una interessantissima analisi sulle parole
«Brixia Cycnæ supposita speculæ
flavus quam molli praecurrit flumine Mella».
Catullo non ha forse mai scritto "Mella" ma piuttosto "Melo" oppure "Mello" che dovrebbe essere il nome antico del torrente Garza, dal momento che il Mella NON attraversa Brescia.
Infatti Bagnolo Mella è attraversato dall'antico alveo del Garza, NON del Mella (a dispetto del nome del paese!). Il Garza sfocia nel Mella all'altezza di Manerbio.
Inoltre il Mella non è quasi mai "flavus" mentre lo fu il Garza (Melo?) a causa degli usi artigianali cittadini.
Il torrente Garza davanti a San Faustino, seconda metà del Settecento. Una delle figurine è un pescatore!

« ... Brescia, sottoposta alla specola di Cycno
percorsa dal morbido e biondo Melo».

Garza non è infatti il nome originale latino, ma sembra derivare dal longobardo "Wardia" e dal reto-latino Gava – Gavera, dunque è una denominazione relativamente tarda.
In località Folzano, Aspes, Borgo Poncarale, il vecchio alveo del torrente Garza è infatti denominato Melö oppure Molone.

sabato 19 maggio 2012

Parola d'insegnante!

Voglio condividere le parole di impegno e di coraggio di una insegnante.

Hanno ucciso una studentessa , volevano evidentemente avere altre giovani vite sacrificate. Hanno pensato che fosse facile e di innescare sfiducia e scoramento. Ma noi dopodomani torniamo a scuola, e quando parleremo ai nostri alunni di civiltà, umanità, valori e di tutto il resto, forse finalmente ci ascolteranno e cominceranno a pensare che non stiamo raccontando di cose dell'altro mondo. Hanno colpito e ucciso una vita di 16 anni, ma spero abbiano colpito e svegliato la testa di tutti i suoi compagni d'Italia.
Io spero solo che questo attentato si riveli una potentissima arma a doppio taglio, che si ritorca loro addosso tutto! Che succeda che i ragazzi soffrano, capiscano e ricordino per sempre. Che rimanga il dolore sulla loro pelle, che si scuotano e piangano davvero, che lo stupore per tanta malvagità li aiuti ad uscire dal loro torpore e dall'apatia che tutto accetta.
m.p.c.